Giulia Marziali Eppure noi due
Filippo Scola è un ventottenne romano che studia Archeologia a Harvard. Il romanzo si apre con il suo doppio e maldestro tentativo di suicidio: la sua esistenza è in stallo e ha deciso di farla finita. Poi qualcosa cambia. Mentre riordina i volumi della biblioteca del campus, trova un’ecografia tra le pagine di un libro: il viso di un bambino, gli occhi chiusi, un braccio che copre parte della guancia. Sul retro, quattro parole scritte a penna: «Nelle montagne senza fine». Da quel momento Filippo dà inizio a una ricerca ostinata: vuole sapere a chi appartiene quell’ecografia e cosa significa quella frase, che – da studioso di cosmologie precolombiane – avverte da subito come una chiamata.




























